Neuroscienze criminali aspetti scientifici innovativi

Il termine neuroscienze viene oggi utilizzato anche in criminologia facendo riferimento ad un gruppo di discipline scientifiche eterogenee tra loro ma che condividono un fine comune: la comprensione dei meccanismi cerebrali che rendono possibili i fenomeni e i comportamenti umani, anche quelli più complessi, considerati fino a poco tempo fa come inaccessibili all’indagine scientifica. Le moderne neuroscienze criminali cercano di individuare il rapporto tra cervello e mente fino ad arrivare all’identificazione scientificamente riconosciuta di come la mente emerga dal suo substrato biologico. Dalle definizioni descritte risulta evidente quanto sia oggi in rapida evoluzione il principio per cui i comportamenti umani venivano considerati esclusivamente il risultato di complicate interazioni sociali e quindi come la loro comprensione fosse stata possibile solo alla luce di influenze ambientali e sociali. Il “modello standard” affermava che solo società e ambiente potessero spiegare un comportamento socialmente inadeguato. A questo proposito risulta doveroso ricordare che Durkheim, studioso della sociologia, definiva che: la causa determinante di un fatto sociale dev’essere cercata tra i fatti sociali antecedenti, e non già tra gli stati della coscienza individuale. Fino a pochi anni fa lo studio del cervello risultava essere circoscritto alla patologia, oggi siamo di fronte ad una evoluzione neuroscientifica rivolta alla comprensione di come gli esseri umani siano in grado di pensare, decidere ed agire non solo in condizioni patologiche.

 

Significativo è il fatto che evidenze scientifiche provenienti dalla genetica comportamentale, dalla sociologia, dalla psicologia evoluzionistica, dalla neurochimica e dalle neuroscienze cognitive abbiano, ognuna dal suo punto di vista, evidenziato correlazioni tra organismo e comportamento, evidenze descritte nella totale indipendenza tra le diverse discipline citate. Da quanto fino a qui descritto prende origine anche la definizione di “neuroscienze giuridiche”, che risultano essere il tentativo ambizioso di raggruppare diversi filoni di ricerca con lo scopo di applicare metodologie neuroscientifiche allo studio e alla pratica del diritto. Nasce da questa definizione una prima difficoltà particolarmente presente in tale ambito di ricerca scientifica in quanto, le neuroscienze giuridiche sviluppate in un’ottica internazionale devono poi essere adeguate a ciascun ordinamento nazionale. Altra definizione ampiamente utilizzata è quella di neuroscienze forensi, materia che si occupa dello studio del legame tra i dati neuroscientifici rilevanti ai fini di una valutazione giudiziaria. Compito più arduo è quello di verificare con adeguato valore scientifico l’idoneità delle teorie e dei metodi della neuroscienza nel diventare valida prova scientifica nel contesto processuale. Negli ultimi anni ha preso valore l’opinione scientifica e la convinzione che sia ormai possibile, attraverso lo studio della neuroanatomia, misurare la struttura del cervello e la sua funzionalità, con la possibilità di identificare le alterazioni cerebrali strutturali nelle aree temporale e limbica, come l’ippocampo, l’amigdala e il lobo frontale.

 

 Dott. Franco Posa – Le Neuroscienze Forensi